Siamo addolorati quando un nostro caro è immerso nel turbamento interiore, a volte molto di più di quando lo viviamo direttamente. In qualche modo pensiamo di essere più in grado di affrontare il disagio; forse siamo così abituati agli strali della vita da pensare di essere più forti di loro a superare le criticità. E pur sapendo che nessuno può impedire che l'esperienza gli accada, ci colpisce un senso di impotenza. È vero, senza turbamenti l'essere umano non può trascendere la sua natura inferiore: sono lezioni, come lo sono state le nostre e come lo saranno ancora. Ma non è vero che siamo impotenti. Possiamo mostrare le possibili vie di uscita, se le vediamo dal nostro punto di vista privilegiato esterno, ma delicatamente, come possibilità, perché in loro è la piena libertà dello scegliere quale via adottare. E soprattutto possiamo sederci accanto a loro facendogli sentire che ci siamo. Magari a noi non è capitato e sappiamo quanto questo ci sia mancato. Non facciamolo mancare a chi amiamo.