È intuitivo il pensiero che non potremo mai uscire dal pantano della "non conoscenza" se chi conta, nella scienza e nella filosofia, continua a credere a cose cui è di moda credere e a non credere a cose cui non è di moda credere. Questo atteggiamento continuerà a privilegiare studi su elementi certi di parti di realtà insignificanti, ignorando così di studiare elementi importanti perché non ancora certi. Descrivere a tavolino solo ciò che di oggettivo emerge da un esperimento, in un mondo dove nulla è separato, neppure l'influenza del pensiero stesso dell'osservatore, è veramente inutile, visto che i due elementi, osservato e osservatore, non sono mai separati. Come aspettare di sapere la verità solo dai libri, anche se importanti, non porterà gli interessati più vicini di un millimetro a quanto cercato. C'è un momento in cui i libri vanno chiusi scegliendo di partecipare direttamente all'esperimento dell'indagare la realtà. Certo, solo se si desidera essere trasformati.