A nessuno piace aver fatto errori. E in particolare che gli venga ricordato. Quando siamo noi stessi, ogni giorno, consciamente o inconsciamente, a farlo, è distruttivo. Il senso di colpa è una pessima abitudine che ci è stata inculcata dal "moralismo", regole su regole spesso insensate fatte solo per imprigionare le persone laddove devono stare, da piccoli senza disturbare i grandi, da grandi senza disturbare i più grandi. Chi non si adegua è punito, se non subito, con il ricordo dell'errore, in modalità nascosta, un lieve serpeggiare, ora sì ora no, che farà sentire ognuno, per sempre, inetto, incapace, senza stima di sé. Uscire da questo gap è forse la cosa più utile ma più difficile che esista per chi ha trovato il coraggio di guardarsi dentro. Non siamo mai stati quell'errore. Se c'è stato, è stato un'occasione per comprendere, e per crescere scegliendo altre vie. Siamo quello che adesso siamo. Il presente è l'unico tempo che abbiamo, da osservare e, nel caso, con il senno di oggi, da modificare.