Come si può far coesistere il lasciarsi allagare dal desiderio di percepire il Divino e non avere aspettative che il Divino stesso si lasci percepire? Forse il nostro desiderio non è perfetto, la nostra concentrazione non è totale, o non ci sarebbe spazio per null'altro, compreso l'aspettativa. Come adattarsi all'insegnamento perfetto, vivere il momento presente veramente, senza sconti o bugie, senza pressappochismi, la mente, il corpo e l'anima pieni dell'onda perpetua che attraversa ogni cosa, da sempre, per sempre, a prescindere dalle nostre opinioni mentali? E senza aspettarsi nessuna risposta? Non lo so. O meglio, lo so con la mente, parte preponderante della dualità che ci effonde. Il resto, assolutamente non duale, mi sfugge, più criptico del colore dell'alba per un cieco.