Mi siedo, e come ogni giorno cerco il silenzio. So che questo è il primo passo, e mi impegno a farlo. Ma osservando questo intento spesso un po' mi perdo. Cancello la parola "cercare", perché il silenzio è qualcosa che avviene senza bisogno di spingere. E cancello anche "silenzio", perché non posso fermare il mondo fuori, né il respiro, il sangue e il cuore dentro. A volte mi sembra così difficile da sentire di non farcela. Allora cancello le parole "difficile" e "non farcela", perché in realtà io non so ancora cosa sono, né di cosa sono capace, perché mi osservo con occhi uguali a prima di sedermi, gli occhi del mondo. Pur sapendo che esiste nel mio interiore una parte invisibile, sottile, mi pongo sempre come se non lo sapessi, e mi aspetto cose che so già: il pensiero di essere solo un "essere umano" prevale sul sentirmi qualcosa di diverso, che ha il potere del silenzio già dentro di sé. Forse devo smettere di cercare, e iniziare a ricordare. Magari quando accadrà non ci sarà neppure bisogno di sedersi.