È così difficile percepire. Non appena ci accorgiamo che qualcosa sta invadendo la nostra realtà, subito il pensiero si intromette. Una armonica macchia di colore da cui emerge un profumo inebriante su cui gravita un piccolo essere in movimento subito diventa "fiore", "glicine", "ape". La percezione è diventata analisi, schedatura, incasellamento. La mente si è appropriata di ciò che è per trasformarlo in qualcosa che ha un nome, una forma, una storia, un giudizio, un timore di ciò che potrebbe accadere più avanti: il fiore può appassire, il profumo può deteriorarsi, l'ape può pungere. L'adesso è scomparso a favore di ciò che potrebbe essere poi. Ma intanto il fiore perde la sua Bellezza, il profumo la sua inebriante magia, l'ape la sua innocuità. Il domani si è appropriato dell'adesso, lo ha fagogitato, e non c'è più un non tempo in cui tutto è come è. Senza pensieri, senza preconcetti, senza nomi né forme. Percezione, e basta, e qualcosa di noi che si fa attraversare da Essa. Senza colpo ferire