Non è ciò che diciamo a definirci, è quello che siamo, trasferito coerentemente in ciò che diciamo e facciamo. Possiamo straparlare perché soffriamo, o possiamo recitare brani angelici avendo nel cuore il buio più buio. Ma non è quello che siamo. Sono gli atti, le scelte, la determinazione nel lungo periodo a narrare chi siamo. E siamo ciò che mente e cuore insieme spingono nelle nostre mani e nella nostra bocca: solo così tra le dita possono fiorire carezze e tra le labbra parole d'amore. Trascurando di coltivare il dentro, il fuori sarà sterile e superficiale e le parole solo rumore. Solo il suono, parola o canto che sia, vestito della Luce del cuore può diventare la cura: per noi stessi, per gli altri, per il mondo. Tutto il resto è perdita di tempo.