Qual è stato l'elemento che più ha trascinato la mia mente fuori dai suoi ranghi prestabiliti da altri? L'assoluta mancanza di mistero. Tutto si vantava di essere chiaro, spiegato, dottrinale, senza veli, senza quesiti, senza dubbi. Un mondo dove solo le risposte avevano valore e impararle a memoria il solo obiettivo concesso. Per i nuovi arrivati nel mondo, in famiglia e a scuola prima, nel lavoro poi, tutto si presentava ugualmente fisso e predestinato. Nessuna possibilità alternativa, nessun mistero, appunto. E una vita priva di mistero appare qual è: un manuale di sopravvivenza, pieno di "verità ultime" che sono invece solo riflessi sbiaditi di specchi scrostati dall'uso. Il problema è che a quasi tutti sembra di non potersi separare da tutto questo, pena l'ostracismo. Ma per andare un po' più lontano occorre rischiare: nel tempo le domande affiorano, e il mistero inizia a mostrarsi, e comprende tutto: materia, spirito, terre, cieli, uomini, dèi. E un'unica risposta possibile appare: sperimentare.