Forse non c'è nulla che al giorno d'oggi, all'uomo, faccia più paura del vuoto, e del silenzio che lo sottende. Centinaia e centinaia di anni riempiti, nostro malgrado, di rumore e caos ci hanno portato a rifiutare il più piccolo momento di pausa, con ciò che potrebbe portare con sé. Anche il riposo, i giorni di festa, e le vacanze sono gratificanti solo se riempiti da attività. Se si interrompesse "il fare", cosa potrebbe accadere? Potremmo accorgerci del chiacchiericcio infinito senza capo né coda che passa alla superficie della nostra mente attonita, e chiederci se siamo veramente questo groviglio di stupidaggini. Vedremmo che c'è qualcosa in noi, separato dal flusso, che sta osservando il passaggio di questi pensieri. E ci renderemmo conto che non siamo quel flusso perché lo stiamo guardando passare. E potrebbe sorgere finalmente la domanda: "E allora cosa siamo?" E il silenzio e il vuoto potrebbe diventare l'unica possibilità per quel che siamo veramente di emergere allo scoperto.