C'è una distanza infinita tra il concetto di "credere" e quello di "sapere". Nel mezzo tra le due sembra esserci una e una sola cosa: l'esperienza, materiale o sottile che sia. A quella quieta signora che l'altro giorno, davanti a degenti, infermieri, e visitatori sconosciuti ha dichiarato con la semplicità di un bambino di aver avuto quella che oggi viene chiamata esperienza di "premorte", non importava chiaramente che le credessero o no. Per lei era qualcosa di talmente reale da non doverne neppure discutere. Non ha detto una parola in più per convincere, per lei era un semplice dato di fatto, senza alcun abbellimento immaginifico. Lei "sapeva". Punto. Quanti sono partiti da qualcosa del genere per iniziare a indagare la natura nascosta delle cose? Forse tutti? Ci sono persone che "sanno", con una certezza interiore legata all'esperienza percettiva, fisica o non fisica che sia. Accettare questa sapienza senza paura potrebbe cambiare di molto il significato stesso della nostra vita.