Quando si inizia a pensare di conoscere ciò che ci circonda, quello è il momento di cambiare direzione al nostro sguardo sulla vita. Significa cioè che qualcosa in noi si è fermato, si è cristallizzato, si è sclerotizzato, prendendo una forma stabile e immobile. Il flusso è fermo, l'acqua è stagnante. Non serve buttare via tutto quello che abbiamo costruito, serve solo capire che tutto ciò che è stato fatto non è tutto, non è sufficiente, non è "davvero vero". È solo un'approssimazione di ciò che potrebbe essere vero. L'esistenza torna ad essere l'avventura che è stata nei primi momenti di viaggio, quando tutto era nuovo e sconosciuto. Tutto è sempre nuovo e sconosciuto perché la complessità è infinita. Pensare di essere arrivati da qualche parte crea la fine del viaggio. Sapere che c'è sempre qualcosa di più profondo, di più misterioso, di più arcano, di più sottile da imparare a vedere, trasforma la fine in una semplice sosta per cambiare abito.