Siamo stati abituati NON a scegliere la via migliore, ma a separare minuziosamente tutte le vie davanti a noi, cercando quella più simile alle nostre convinzioni precostituite, limitate, insufficienti, erronee. E così pensiamo di essere liberi, avendo reso invisibili le nostre catene, di cui siamo "perdutamente innamorati", come diceva saggiamente Aurobindo. Ma separare, dividere e identificarsi a caso o spinti da altri, in una sola direzione ci porta a perdere l'insieme. Vogliamo stringere tra le mani ciò che siamo riusciti a ghermire dalla totalità perdendo così l'occasione di conoscere tutta la sabbia del deserto che potrebbe passare dalle nostre mani aperte. Risvegliarsi da queste induzioni mentali altrui può portarci a inattese capacità di vedere e di essere, oltre la notte del non sapere, oltre il buio del non conoscere, verso la scintilla luminosa del Vero, che è lì da sempre e che vuole essere solo visto e sperimentato, e che porta con sé la Meraviglia della Totalità.