È così sottile il campo della percezione, così etereo e nel contempo così possente da sciogliere i nodi dell'inconsapevolezza "in un attimo", anche se solo "per qualche attimo". Il tempo consueto non torna, non spiega, non serve a chiarire nulla che non sia già chiaro di per sé. Non ci sono codici, solo l'osservare il suono della vita che si esprime mentre agisce e che puoi udire solo con qualcosa d'altro dai sensi, senza sapere cosa. È un po' come quando inspiri le note olfattive di un vino e non c'è niente dentro che tu possa riconoscere se non apri le porte a qualcosa che c'è ma non ricordi, un'intuizione indefinita ma perfettamente formata di un profumo multistrato senza classificazione nei suoi mille livelli sovrapposti e interconnessi. Ci sentiamo ciò che non c'è materialmente ma c'è in essenza, e tutto in te deve essere perfettamente sveglio per sentirne la presenza nell'attimo stesso in cui si esprime. Appena in tempo, prima di sparire.