Esiste poco di più poetico dell'idea che l'essere umano sia il riflesso "materiale" della realtà trascendentale che lo ha causato. Esistono descrizioni simili in tutte le culture, dove ricorrono termini come rete, aspetto primario, trascendenza, e sempre qualcosa di coscienziale che emerge nell'ovunque, connesso a tutto. Non sorprende che chi è rimasto collegato a queste visioni sia ancora in grado di contattare i livelli più sottili della realtà: yogi, shamani, sufi, tantrici, esichiasti... In questo Ignoto, conosciuto dagli antichi e dimenticato dall'uomo attuale, echeggiano idee fantastiche: "il macrocosmo è il microcosmo", "ciò che è qui è in ogni luogo", "l'esteriore è come l'interiore", qualunque luogo è il centro del mondo", "il centro del trascendente è ovunque, e la sua circonferenza in nessun luogo", "l'universo è un reticolo di perle disposto in modo che se guardi una perla vedi tutte le altre riflesse in essa, all'infinito". Vera poesia. Ma forse più vicina alla realtà di quanto crediamo.