Nelle ripetute esperienze di "servizio in ashram" vissute lungo un periodo molto lungo anche se frammentato nel tempo, in India, ho potuto imparare molte cose, tutte impreviste. Nei comportamenti dei presenti, fossero essi bisognosi, "Seva", o aiutanti occasionali come me (pochi mesi ogni anno), con un po' di attenzione potevi leggere le stesse identiche dinamiche del mondo esterno, solo più...in piccolo. Gestione del potere interno, accaparramento dell'attenzione di chi conta, espressione di benevolenza e devozione 'a tratti', assenza di empatia per l'altro. Solo formalismo? Formalità? Dovere? Finzione? Ego? Cecità? Dopo 15 anni ho deciso che, lì o nella vita, esisteva la stessa necessità: crescere prima interiormente e poi cercare di dare una mano, magari a chi sta proprio accanto a te. Non so se la mia interiorità sia migliorata, e neppure se quello che faccio adesso sia più o meno utile di prima . Ma mi sento più in armonia con quel che di vero sono diventata dentro. E quella voce non mente.