Quand'ero piccola c'erano molte cose che mi sembravano stupide, alcune comuni a casa e a scuola, come non muoversi, non parlare, non fare domande, alle quali con il tempo uno poteva anche abituarsi, altre più difficili da adattare alla propria natura, come, ad esempio, l'uso scolastico delle gare nelle risposte. Dal 4x4 in poi l'importante era rispondere prima degli altri. Si ottenevano encomi, nastrini rossi al braccio, e così via. Ho dovuto aspettare una supplente per ottenere un punto di vista che comprendevo meglio: l'intelligenza si valuta non dalla velocità nel rispondere ai problemi, ma dalla complessità dei problemi che si riescono a risolvere, e per questo non bastano le tabelline e i libri, ma servono alcune qualità interiori: essere curiosi, critici ed emotivamente sensibili. La supplente è stata con noi solo tre mesi, ma io non l'ho mai dimenticata. Forse è per questo che la tecnologia esasperata non è mai riuscita ad avvincermi: ho sempre preferito l'umanità.