Sembra che spiritualisti e fisici della nuova Era si trovino d'accordo su un sacco di cose. Leggere Aurobindo, e Bohm e Pribram, insieme, un po' spiazza. C'è chi dice che affermare di aver capito la fisica quantistica significa non averla compresa, ma la stessa cosa accade quando si incontra la descrizione di Aurobindo di un regno al di là di spazio e tempo composto da "un'infinità multicolore di vibrazioni". Concetti come lo schermo mentale che ci impedisce di vedere al di là della materia, l'illusione della frammentazione e separatezza, la realtà come massa di luce stabile li ritroviamo in tutte e due le linee di pensiero. Fatto che ci riporta all'antica visione del mondo come un tutto unico tra materia e spirito, distrutta dallo scientismo moderno. La verità sembra stare oltre i sensi e il cervello, semplici strumenti di traduzione per menti bambine. Andare al di là, nel non strutturato, nella percezione dell'ineffabile sembra possa essere fatto. Ma saperlo potrà aiutarci a viverlo?