Certo, potremmo accontentarci. Di quello che ci sembra un cibo commestibile, una vita passabile, un lavoro che ci permetta di sostenere tutto questo. D'altronde è già una fortuna essere dalla parte giusta del mondo, dove ancora c'è chi fruga nei rifiuti per procurarsi qualcosa da mangiare, o cerca riparo per rimanere in vita. Quindi possiamo arrivare a sera senza aver mai alzato lo sguardo da terra, e neppure al buio ci permettiamo di guardare il cielo e le sue infinite stelle. Possiamo diventare adulti senza farlo mai, ben attenti a non "perdere la priorità acquisita", come se la vita fosse una telefonata fatta con il solo interesse di rimanere in linea, e non di avere risposte. Ma qualcosa dentro di noi sa che esiste una magnificenza a cui siamo destinati, di cui facciamo già parte in nuce, una grandezza che rende ridicola la pochezza della storia, piena di nulla, colorata di niente. Quel qualcosa vuole uscire, conoscere, sapere. Perché la meraviglia è troppo potente per essere dimenticata davvero.