Nell'ultimo libro del mio Maestro sta scritto "Chiunque sceglie di passare la vita in un monastero come questo ha come unico scopo la propria realizzazione interiore". Mi è subito venuto da parafrasare: "Chiunque sceglie di passare la propria vita sulla Terra ha come unico scopo la propria realizzazione interiore". Per quale altro motivo un essere senziente sceglierebbe la ruvidezza e la fatica di una simile esperienza? Certo, la Bellezza, gli affetti, le passioni sono desiderabili, ma il pedaggio e, spesso, non esattamente congruo. Perché allora scegliere la via breve? Non resta che immaginare che la contropartita sia la più grande, la più profonda, la più intimamente connaturata con il seme divino della creazione: ritrovare la strada verso casa, anche se un faticoso passo alla volta. Ammetto che immaginare questa scelta come atto volontario consapevole pare strano, ma tutto troverebbe il suo senso, e ci restituirebbe la chiave perduta: "essere padroni del proprio destino".