Un palpito, un'emozione non comune, un'intuizione inattesa, una comprensione legata a nulla di oggettivo, dato o informazione che siano... Quante volte abbiamo viaggiato nell'invisibile senza volerlo, quasi senza accorgercene. Ci siamo ritrovati lì, in un tempo senza tempo, un luogo senza luogo, nell'unico spazio esistente, quello tra le cose, tra gli avvenimenti, tra i mattoni solidi di ciò che ci hanno insegnato essere reale, quel vuoto che rende possibile l'esistenza del pieno... E ce ne siamo ritratti intimoriti, non sapendo come decifrarlo. E se smettessimo di fuggire dalla percezione dell'ignoto? Se ci facessimo una ragione della sua esistenza? Se accettassimo l'idea che è lì, nell'ancora velato, la fonte di ogni nuova comprensione? Se ci fermassimo ad ascoltare gli infiniti suoni del silenzio, senza paura della musica che sottende ogni cosa? Se ci decidessimo a usare l'occhio singolo per vedere ciò che non può essere visto altrimenti?