Quante volte ci sarà capitato di avere con delle persone dei rapporti tossici, di cui abbiamo mantenuto ricordi dolorosi e pieni di giudizio. E quante volte nel tempo tutto ciò si sia ridimensionato, non perché diventato meno rovinoso, ma solo perché abbiamo compreso le motivazioni dell'altro, nascoste prima dall'eccessiva propriocezione. Sentivamo solo il nostro dolore, le nostre ragioni, mai quelle dell'altro; solo e sempre noi stessi e il nostro "aver ragione". Quando il nostro angolo di realtà si allarga capita di ritrovarsi a voler salvare il salvabile. Recuperare non è mai scontato: serve empatia bilaterale e magari un dramma da sfondo. Ma quando si accende la comprensione che forse non esistono solo brutte persone, ma spesso persone violate, danneggiate, che in quel momento non potevano che violare e danneggiare chi avevano accanto, nasce l'urgenza di rendere onore, anche se tardi, a questa comprensione. E condividerla con chi ancora è in vita diventa l'unico omaggio possibile.