Immersa nell'acqua fino alla linea della bocca, gli occhi al cielo e le braccia aperte, sospesa sulla superficie, spinta in alto dalla quantità enorme di liquido, ferma quel tanto che basta per mantenere il galleggiamento e mai immobile perché mai immobile è l'acqua, consapevole che la stabilità e l'abbandono del corpo sulla superficie sono le uniche possibilità di rimanere in una situazione di relativa sicurezza, non posso che osservare la Bellezza dell'incertezza. Basta un'onda più alta delle altre per rimettere in discussione l'incerto equilibrio raggiunto, e nuovi aggiustamenti sono necessari. Ogni momento. È il movimento continuo per mantenere l'immobilità, o al contrario, l'immobilità che governa l'eterno movimento? Forse il nome giusto del processo è "vita", e la capacità di governarlo "risveglio". Ma c'è qualcos'altro sotteso: gratitudine. Di essere consapevole di farne parte.