L'uomo è stato abituato da sempre a leggere l'esistenza attraverso i sensi. Ciò che non vede, non ascolta, non tocca, non gusta, non odora, in linea di massima non esiste. Ciò che i cinque sensi leggono è la materia, e, nel tempo, essa è diventata sinonimo di possesso, e di conseguenza di conquista. Se una cosa si può conquistare significa che è più piccola di noi, e questo comprova che non potremo mai possedere ciò che è più grande. E il Divino è immensamente più grande di noi, dovremo farcene una ragione: conquista e possesso con Esso non servono a nulla. Nessun escamotage servirà a catturarlo, neppure le tecniche più ardite. Forse serve altro: distacco, equilibrio, apertura, nessun attaccamento, nessuna aspettativa, pieno abbandono, colmo di tenera presenza, un'attesa senza attesa, come un dolce e seducente canto di sirena che avverte del nostro esserci, disponibili ad essere attraversati. Oltre i sensi.